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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 21/03/2017

All'indirizzo http://dirittofacile.diritto.it/docs/39191-no-consulenza-tecnica-preventiva-se-la-controversia-coinvolge-sia-il-quantum-sia-l-an-debeatur

Autore: Maria Teresa De Luca

No consulenza tecnica preventiva se la controversia coinvolge sia il quantum sia l’an debeatur

No consulenza tecnica preventiva se la controversia coinvolge sia il quantum sia l’an debeatur

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 21/03/2017

Autore

322 Maria Teresa De Luca

Qui la sentenza n. 2/3/2017 - 2/3/2017 - Tribunale

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No consulenza tecnica preventiva se la controversia coinvolge sia il quantum sia l’an debeatur Con l'ordinanza del 2 marzo 2017 il Tribunale di Napoli, in persona del Giudice Dott. Massimiliano  Sacchi, ha rigettato, dichiarandolo inammissibile, il ricorso ex art. 696 bis c.p.c. con il quale il cliente di una banca lamentava la erronea corrispondenza tra l’Isc indicato dall'Istituto di Credito e quello effettivamente applicato in relazione a un contratto di mutuo.
Il correntista, premesso di avere stipulato, con la banca, un contratto di mutuo, deduceva che l’indicatore sintetico di costo (I.S.C.), indicato dalla banca, non corrispondeva a quello realmente applicato dalla stessa, dal momento che, mentre il primo era pari al 4,809%, il secondo ascendeva al 4,888%.
Ritenendo, quindi,  che la banca, “ in violazione della normativa sulla trasparenza delle condizioni contrattuali delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari, ha promosso una pubblicità ingannevole a svantaggio del ricorrente, pubblicizzando ed indicando nel contratto di mutuo di cui si discute un tasso più basso rispetto a quello realmente applicato”, il ricorrente domandava che il Tribunale disponesse la nomina di un Consulente tecnico d'ufficio, al quale affidare l’incarico di verificare la fondatezza del proprio assunto e la rideterminazione del piano di ammortamento del mutuo, utilizzando i tassi previsti dall'art. 117 TUB, con conseguente indicazione degli importi versati in eccesso dal mutuatario.
La Banca eccepiva l’inammissibilità del ricorso e, nel merito, l’infondatezza
delle doglianze formulate dalla controparte.
Il Tribunale di Napoli osserva che l’istituto contemplato dall’art. 696 bis c.p.c. (Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite),  assolve ad una duplice funzione, in quanto, da un lato, tende, in un’ottica deflattiva del contenzioso, a favorire tra le parti la conciliazione di un’insorgenda lite, mentre, dall'altro, è pur sempre volto a precostituire un mezzo di prova da produrre nel successivo giudizio di merito, nel caso in cui la conciliazione non riesca.
Infatti, ai sensi del quinto comma dell’articolo 696 bis c.p.c., fallita la conciliazione, ciascuna parte può chiedere che la relazione depositata dal consulente sia acquisita agli atti del successivo giudizio di merito.
In virtù del fatto che, oltre alla funzione conciliativa, la consulenza tecnica preventiva possiede anche  una funzione di istruzione preventiva, la sua ammissibilità presuppone la positiva delibazione, da parte del

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del Giudice, dell’utilizzabilità del mezzo di prova nel successivo giudizio di merito a cognizione piena e, per tale motivo, non si deve dare ingresso a consulenze tecniche che, alla luce di questioni preliminari di rito o di merito, inducano verosimilmente a ritenere che, nel giudizio di cognizione, l’accertamento tecnico non verrà disposto.
Il giudice evidenzia, inoltre, che la funzione conciliativa della consulenza tecnica preventiva deve ritenersi in radice inattuabile nel caso in cui la controversia coinvolga, non solo il quantum debeatur, ma anche l’an debeatur, ossia, quando, le questioni giuridiche sottese alla lite si presentano, sia in dottrina che in giurisprudenza, estremamente incerte, essendo prospettate tesi contrastanti tra di loro,  e in questo caso l’accoglimento dell’una piuttosto che dell’altra può condurre a risultati diametralmente opposti (cfr. Trib. Roma, sez. XIII, 26/03/2015).
Fatte queste premesse il Tribunale di Napoli ritiene inammissibile l'istanza proposta dal correntista in quanto lo stesso lamenta il fatto che la banca abbia applicato un TEAG/ISC maggiore rispetto a quello indicato in contratto.
Il giudice osserva che il conferimento dell’incarico al CTU presuppone la positiva delibazione della riconducibilità, della fattispecie concreta, all’ambito applicativo dell’art. 116 TUB, come modificato dal D. Lgs. 141/10, secondo cui “Le banche e gli intermediari finanziari rendono noti in modo chiaro ai clienti i tassi di interesse, i prezzi e le altre condizioni economiche relative alle operazioni e ai servizi offerti, ivi compresi gli interessi di mora e le valute applicate per l'imputazione degli interessi. Per le operazioni di finanziamento, comunque denominate, e' pubblicizzato il tasso effettivo globale medio previsto dall'articolo 2, commi 1 e 2, della legge 7 marzo 1996, n. 108. Non può essere fatto rinvio agli usi” e dell’art. 117 co. 6 TUB, norma a tenore della quale “Sono nulle e si considerano non apposte
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